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Stabia
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mweqStabia (mwegin latino mwewStabiae) è un'mwfaantica mwfqcittà, corrispondente all'attuale mwfgCastellammare di Stabia, la cui storia ha origine intorno all'VIII secolo a.C. per terminare simbolicamente nel 1086, quando in un documento compare per la prima volta il nome di mwfwCastrum ad Mare; venne distrutta insieme a mwgaPompei ed mwgqErcolano durante l'mwggeruzione del Vesuvio del 79, anche se il ripopolamento avvenne immediatamente dopo, al contrario delle altre due città.
Stabia comprendeva un territorio chiamato mwhaager stabianus, corrispondente agli odierni comuni di mwhqCastellammare di Stabia, mwhgCasola di Napoli, mwhwGragnano, mwiaLettere, mwiqSanta Maria la Carità e mwigSant'Antonio Abate.
Originariamente borgo fortificato, dopo la conquista di mwjaLucio Cornelio Silla divenne luogo di villeggiatura per i patrizi romani, i quali costruirono principalmente ville d'mwjqotium, incentrate principalmente sulla collina di mwjgVarano. Nel territorio circostante sorgevano invece ville rustiche, adibite all'agricoltura.
Sulla spiaggia di Stabia, durante l'eruzione del mwkaVesuvio, trovò la morte mwkqPlinio il Vecchio.
Contents
• Storia
• Origini
• Note
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Storia
Origini
I popoli già residenti della piana del mwlgSarno dal IX secolo a.C., come mwlwOpici prima e mwmaOsci poi, iniziarono a migrare nell'VIII secolo a.C.cite-ref-touring590-2-0[2] verso le costecite-ref-devos308-3-0[3]; cominciò quindi il popolamento di quella zona che a partire dal III-II secolo a.C. avrebbe preso il nome di stabianocite-ref-bonifacio13-4-0[4]: la prima testimonianza di questa denominazione viene data da un'iscrizione in mwpqlingua osca, risalente proprio a tale periodo, ritrovata nei pressi di porta Stabia a mwpgPompei, e che dovrebbe ricondurre al latino mwpwstabulum, che significa stalla, forse a rimando dell'attività agricola che si svolgeva nella zonacite-ref-storia-5-0[5].
Un insediamento stabile, con la costruzione di un vero e proprio villaggio, si ebbe nel VII secolo a.C., sul pianoro di mwrqVarano, una collina a picco sull'odierna Castellammare di Stabia, al confine con mwrgGragnano, sia per la disponibilità di acqua, sia per la vicinanza con il mare: a conferma di questa ipotesi è il ritrovamento in una necropoli in località Madonna delle Grazie, utilizzata in questo periodocite-ref-bonifacio13-4-1[4]; inoltre resti di passaggi umani sono stati rinvenuti anche presso mwswPozzanocite-ref-6[6], mwuaQuisisana, Fratte e monte Coppolacite-ref-7[7].
Stabia, così come altre città vicine, risentì dell'influsso della cultura mwvwgreca intorno al VI secolo a.C. quando divenne una sorta di mwwamwwqemporion: ne sono conferma l'individuazione, durante studi stratigrafici a Villa San Marco, di mwwgceramica greca, ma anche la stessa architettura delle case, che si avvicinava molto a quella ellenica, caratterizzata dalla mancanza di atriocite-ref-8[8]; l'influsso greco tuttavia si pensa provenire maggiormente da mwxwSorrento che da Pompeicite-ref-9[9].
Il cambiamento delle rotte commerciali verso l'mwzqEtruria meridionale portò inevitabilmente Stabia a entrare nell'orbita mwzgetrusca: nelle necropoli sono state infatti ritrovate anfore e mwzwceramiche di tipo etrusco-corinzio e cinque iscrizioni in lingua e mwaaalfabeto etruschi. È inoltre proprio sotto l'influenza etrusca che venne ridisegnata la fisionomia urbana del villaggio, acquisendone la tipica rete viaria regolare e diventando, oltre che un importante approdo marittimo, anche uno snodo viario verso Sorrento e mwaqNuceria Alfaterna. Iniziò inoltre la costruzione di numerose fattorie sparse nella campagna circostante, in quella zona compresa tra i comuni di mwagSanta Maria la Carità, mwawSant'Antonio Abate, Gragnano, mwbaCasola di Napoli e mwbqLettere, che in seguito avrebbe preso il nome di mwbgAger Stabianuscite-ref-bonifacio13-4-2[4].
Periodo sannita
Con l'arrivo dei primi influssi mwegsannitici, all'inizio del V secolo a.C., la città subì una brusca frenata sociale ed economica, in favore dello sviluppo della vicina Pompei, come dimostrato dalla quasi totale assenza di sepolture: tuttavia, quando nella metà del IV secolo a.C. l'impronta dei Sanniti divenne più marcata, Stabia iniziò una lenta ripresacite-ref-bonifacio13-4-3[4], tant'è che bisognò costruire due nuove necropoli, una scoperta nel mwfw1932 nei pressi del mwgacastello, l'altra a mwgqScanzano; alzare mura di cinta ed edificare un santuario, dedicato probabilmente ad mwggAtena, in località Privaticite-ref-bonifacio16-10-0[10].
Entrò quindi a far parte della confederazione nocerina, adottandone la struttura politica e amministrativa e diventando il suo porto militarecite-ref-devos308-3-1[3], pur godendo però di una minore autonomia rispetto a Pompei, mwjaErcolano e Sorrento; nel 308 a.C., dopo un lungo assedio, fu costretta alla capitolazione nelle mwjqguerre sannitiche contro i mwjgRomanicite-ref-storia-5-1[5].
Periodo romano ed eruzione del Vesuvio del 79
Le prime testimonianze romane nel territorio stabiano sono da ricondursi alla scoperta di alcune monete di mwlqRoma ed mwlgEbusus nel santuario di Privati, risalenti al III secolo a.C., probabilmente portate da mercanticite-ref-bonifacio16-10-1[10]. Durante le mwmwguerre puniche anche gli stabiani diedero il proprio contributo schierandosi al fianco dei Romani contro i mwnaCartaginesi con alcuni giovani sulla flotta di mwnqMarco Claudio Marcellocite-ref-touring590-2-1[2], come ricordato da mwogSilio Italico che scriveva:
«Irrumpit Cumana ratis, quam Corbulo ducato lectaque complebat Stabiarum litore pubes
.»
Con lo scoppio della mwqqguerra sociale Stabia fu contro Roma aderendo alla mwqgLega Italicacite-ref-touring590-2-2[2]: la reazione degli avversari portò alla totale distruzione dellmwrw'mwsamwsqoppidum il 30 aprile dell'89 a.C.cite-ref-devos309-11-0[11] per mano di mwtgLucio Cornelio Silla, sia per la posizione strategica del suo porto, sia per il timore che questa sarebbe potuta rifiorire prontamentecite-ref-storia-5-2[5], ma anche per una dimostrazione di forza del generale romano verso le altre città nemichecite-ref-12[12]; anche mwvwPlinio il Vecchio ricorda l'evento nella mwwamwwqNaturalis historia, scrivendo:
«In Campano agro Stabiae oppidum delevit, quod nunc in villam abiit
.»
Stabia entrò quindi ufficialmente sotto il dominio romano, diventando probabilmente mwzamwzqpagus di Nuceria Alfaternacite-ref-bonifacio16-10-4[10]: anche se venne ricostruito un piccolo centro urbano dotato di mercato, botteghe e piccole case, la collina dove sorgeva la città andò popolandosi di numerose ville d'mw0gotium di proprietà di aristocratici romanicite-ref-13[13], in particolar modo di veterani e ufficiali della flotta di mw1wcapo Miseno, della quale presumibilmente Stabia ospitava nel suo porto una mw2astatio navaliscite-ref-bonifacio16-10-5[10]. Pur non conoscendo il nome dei proprietari di queste ville non è da escludere che qualcuna potesse appartenere a uno dei novantuno proprietari illustri romani di residenza in mw3qCampaniacite-ref-bonifacio23-14-0[14]. Tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I secolo, in piena età imperiale, Stabia andò affermandosi come centro residenziale di lusso, tant'è che mw4gCicerone scriveva in una lettera all'amico mw4wMarco Mario Gratidianocite-ref-touring590-2-3[2]:
(latino)
«Neque tamen dubito quin tu in illo cubiculo tuo, ex equo tibi Stabianum perforasti et patefacisti sinum, per eos dies matutina tempora lectiunculis consumpseris.»
(italiano)
«Purtuttavia non dubito che tu da quel tuo cubicolo, dal quale ti sei fatto aprire una finestra panoramica sul porto di Stabia, abbia trascorso la mattinata gustando quello spettacolo incantevole
.»
(Cicerone)
Il fenomeno della costruzione delle ville d'mw7gotium lungo tutta la costa del mw7wgolfo di Napoli in questo periodo era tale che anche mw8aStrabone scriveva:
«Tutto il golfo è trapuntato da città, edifici, piantagioni, così uniti fra loro, da sembrare un'unica metropoli
.»
(Strabone)
Nel mw-w62 la città venne colpita da un violento mw-aterremoto, il quale provocò notevoli danni alle strutturecite-ref-15[15]: non erano ancora finiti i lavori di restauro, ritardati da terremoti minori che si verificarono negli anni successivi, che la mattina del 24 agosto del 79, o presumibilmente nei mesi successivi a questa, un'mwaqeeruzione del Vesuviocite-ref-bonifacio16-10-7[10] seppellì la zona sotto una coltre di circa due metri e mezzo di ceneri e lapillicite-ref-16[16]. Gli effetti dell'eruzione, durante la quale perse la vita sulla spiaggia stabiana Plinio il Vecchio, che era ospite dell'amico mwaqoPomponiano da cui si era rifugiato in cerca di riparo, asifissiato dopo aver respirato gas velenosi per essere rimasto troppo a lungo a osservare il fenomenocite-ref-17[17], furono comunque di entità minore rispetto alle vicine Ercolano e Pompeicite-ref-cosenza153-18-0[18]: la sommità degli edifici, in parte crollati sotto il peso dei materiali piroclastici o oggetti di incendi, rimase scoperta, coprendosi solo negli anni successivi a seguito dei depositi alluvionalicite-ref-19[19]; a sostegno dell'ipotesi che l'eruzione nella zona di Stabia fosse stata meno violenta fu anche per il ritrovamento di pochissimi scheletri e ciò fa supporre che, con una caduta di ceneri abbastanza lenta, la popolazione fosse riuscita a mettersi in salvocite-ref-cosenza153-18-1[18], per poi forse ritornare alla fine dell'evento per recuperare gli oggetti di valore, impresa piuttosto arduacite-ref-20[20].
Periodo post eruzione
Contrariamente a Ercolano e Pompei, dove i danni dell'eruzione furono tali da non consentire in alcun modo il normale svolgimento della vita quotidiana e che portarono quindi allo spopolamento dei siti, a Stabia questa riprende quasi immediatamente. Non si è comunque a conoscenza di dove si sviluppi il nuovo centro: gli archeologi sostengono che possa essere nella zona collinare di Castellammare di Stabia, altri ancora più in alto, nei pressi di Lettere, ipotesi tuttavia molto remota, altri ancora lungo la lingua di terra collina di Varano, lungo la costa, sfruttando in parte la piana che si era creata a seguito dell'eruzione dopo la cenere di pioggia di ceneri e lapilli, dove sorge il centro antico di Castellammare di Stabiacite-ref-bonifaciosodo153-21-0[21]. Il motivo di questa ripresa è da spiegarsi nel fatto che Stabia fosse il principale sbocco sul mare di Nuceria Alfaterna, soprattutto dopo che il porto di Pompei diventò impraticabile, ma anche per riattivare l'approdo per un comando militarecite-ref-cosenza155-22-0[22]. Sicuramente già nel 92cite-ref-bonifacio16-10-8[10] la vita nell'area stabiana riprese, in quanto mwas0Publio Papinio Stazio scriveva alla moglie:
«Ma cosa credi che il Vesuvio abbia totalmente spopolata la Campania? Non esageriamo: ci sono ancora tanti abitanti a Pozzuoli, a Capua, a Napoli, a Baia, a Miseno, a Capri, a Ischia, a Sorrento e anche a Stabia, che è risorta dalle sue rovine
.»
Altra testimonianza della ripresa delle attività è datata al 121cite-ref-24[24], anno in cui, per volere dell'imperatore mwatwAdriano, venne riaperta la strada che conduceva a Nuceria Alfaterna e a Sorrentocite-ref-bonifacio16-10-9[10], come testimoniato da una frase scolpita su un cippo miliario ritrovato nel 1879cite-ref-devos310-25-0[25] durante i lavori di costruzione della cappella in onore di mwauusan Catello, nella mwauycattedrale di Castellammare, che insiste su un antico sepolcreto paleocristianocite-ref-bonifacio16-10-10[10]. Proprio lungo quest'asse viario avvenne gradatamente il ripopolamento di Stabia, specie tra il II e il VI secolo: si trattava per lo più di una classe sociale umile, che per le costruzioni di abitazioni utilizzò materiali di reimpiegocite-ref-economia-23-1[23]. Tra il III e il IV secolo, come dimostrato dal ritrovamento di un sarcofago, si ebbero le prime testimonianze della comunità cristiana nel territorio stabianocite-ref-26[26]: seguì quindi, nel V secolo, la formazione della mwavmdiocesi, con le notizie sui primi vescovi, tra cui, il primo attestato dalle fonti, Orso e mwavqCatello, quest'ultimo, vissuto nel VI secolo, divenuto poi patrono di Castellammare di Stabiacite-ref-27[27]; nel VI secolo si assistette inoltre, grazie all'arrivo dei mwavkbenedettini di una forte diffusione del nuovo culto religioso, con la riconversione dei tempi pagani in cristianicite-ref-28[28]. La città venne ancora citata nei documenti di mwav4Quinto Aurelio Simmaco ai tempi di mwav8Valentiniano I e di mwawaGrazianocite-ref-29[29], nel V secolo quando mwawuCassiodoro ne lodò le qualità del latte e quando venne scelta tra quelle città da cui mwawyBelisario trasse gente per ripopolare mwawcNapoli dopo i rimproveri avuti da mwawgpapa Silverio per i massacri che aveva compiuto nel centro partenopeo nel mwawkVI secolocite-ref-30[30]. Nel 685 la città, insieme ad altre della zona, venne interessata nuovamente da un'eruzione del Vesuvio che causò numerosi dannicite-ref-31[31]. Le ultime citazioni di Stabia risalgono al 983 e al 984 in dei documenti per la delimitazione di alcuni terrenicite-ref-32[32]. Nel 1086 comparve, anche questa volta in un documento, per la prima volta l'appellativo di mwaxyCastrum ad Marecite-ref-touring590-2-4[2], divenuto in seguito Castellammare, a discapito dell'appellativo di Stabiacite-ref-33[33].
Urbanistica
Stabia fu una città costiera situata nell'angolo sud est del golfo di Napoli, protetta dalla catena dei mwayumonti Lattaricite-ref-devos308-3-2[3] e ubicata sulla collina di Varano, un pianoro di ottanta metri di altezzacite-ref-devos309-11-1[11], formatosi dalle ceneri del Vesuvio durante un'eruzione in età mway4preistorica e in seguito solidificatosi in un banco mway8tufaceocite-ref-34[34], delimitato dalla gola di Scanzano e dal rivo San Marcocite-ref-35[35], che ne ha eroso in parte le pareti: ricco di sorgenti e con un terreno particolarmente fertile con mwazghumus prodotto dai materiali alluvionali provenienti dai monti circostanti, fu il posto perfetto per i primi insediamenti umanicite-ref-devos309-11-2[11]. Incerta invece fu la posizione di Stabia dopo l'eruzione del Vesuvio del 79: ipotesi remota è quella che lmwaz0'mwaz4oppidum sia stato spostato a Lettere, mentre è probabile che la città si sia sviluppata nella zona collinare di Castellammare di Stabia tra Scanzano e Quisisana oppure, come sostenuto da mwaz8Galeno, lungo la costa, spostata verso Sorrentocite-ref-36[36], in quella zona compresa tra piazza Fontana Grande e la concattedrale, nell'area dove poi si sarebbe sviluppato il centro antico di Castellammare di Stabia, e il sepolcreto paleocristiano rinvenuto sarebbe da considerarsi già fuori dal centrocite-ref-cosenza155-22-1[22].
Difficile ricostruire come si presentasse Stabia prima della distruzione di Silla: sicuramente era un mwaakoppidum, ossia una piccola città fortificatacite-ref-37[37], di cui sono state ritrovate poche tracce di mura di epoca sannitica, situata nell'angolo nord est della collina di Varano, con strade ad angolo rettocite-ref-storia-5-3[5]; fuori dalle mura dovevano esserci piccoli villaggi dediti all'agricoltura e pastorizia. Sempre al periodo pre-distruzione sono attribuiti gli affreschi in mwabiprimo stile rinvenuti nella costruzione della proprietà Bottoni, non più visibili, e in un cubicolo di Villa Arianna, anche se questo potrebbe datarsi a un periodo immediatamente successivo alla conquista sillanacite-ref-bonifacio16-10-11[10]; un'iscrizione ritrovata nel 1762 parla inoltre del restauro del tempio del mwabcGenio di Stabia, effettuata ad opera di un augustale di Nuceria Alfaterna e Pompei, un certo Cesio Dafnocite-ref-devos309-11-3[11], subito dopo l'avvento di Silla; e questo edificio doveva trovarsi, come di norma, all'interno delle mura della città: non è dello stesso parere Giuseppe Cosenza il quale sostiene che il tempio è stato restaurato dopo il terremoto del 62, non spiegandosi però come potesse trovarsi al di fuori della cinta murariacite-ref-38[38]. Quasi un'incognita inoltre è l'attività politica prima della conquista romana: mancano infatti riferimenti alle cariche politiche tipiche di un mwacaoppidum come il mwacemwacimeddix tuticus e mwacmkombennioncite-ref-39[39].
Meno lacunosa invece è la fisionomia della Stabia di epoca romana, anche se l'assenza di scavi sistematici moderni rende comunque difficoltosi alcuni aspetti; in particolar modo mancano notizie sul centro urbano a cui bisogna far riferimento ai disegni del 1759 redatti da mwackKarl Jakob Weber: nei pressi di Villa San Marco si riconoscono cinque strade basolate che si intersecano ad angolo retto, il foro o un mercato, un tempio su un podio, una palestra, tabernae con portici, marciapiedi e case private abbastanza umili che suggeriscono la presenza di una popolazione di ceto medio bassocite-ref-40[40]. Accanto al centro urbano, lungo il ciglio della collina si sviluppano invece le ville dmwac4'mwac8otium: di queste ne sono state individuate sei ed erano articolate su più livelli, con ambienti scenografici, ninfei, giardini e collegate tramite galleria alla parte sottostante della collina e quindi alla spiaggiacite-ref-bonifacio23-14-2[14]. Nella piana intorno a Stabia si sviluppa il cosiddetto mwadqAger Stabianus, una sorta di zona agricola nella quale sono state individuate una cinquantina di ville rustichecite-ref-bonifaciosodo153-21-1[21]: si tratta di abitazioni che variano dai quattrocento agli ottocento metri quadrati, nelle quali veniva praticata un'agricoltura di tipo intensivo, sfruttando la fertilità del suolo e che nei periodi precedenti all'eruzione, visto l'arricchimento dei proprietari, stavano affiancando alla mwadkpars fructuaria, fatta di magazzini e depositi, una di mwadootium, con ambienti termali e sale affrescatecite-ref-bonifacio23-14-3[14]. In sostanza la Stabia romana si estendeva in un territorio compreso tra la foce del fiume Sarno a orientecite-ref-41[41] fino ad mwaemAequa a occidente, mentre verso l'entroterra comprendeva gli attuali comuni di Sant'Antonio Abate, Santa Maria la Carità, Gragnano, Casola di Napoli e Lettere, oltre che Castellammare di Stabiacite-ref-42[42]; in quel periodo gli abitanti non superavano le cinquemila unitàcite-ref-cosenza166-43-0[43] e dato che i ricchi trascorrevano la maggior parte del tempo in città, alloggiando nelle ville stabiane solo per le vacanze, non c'era la necessità di grossi templi né di edifici destinati allo svago e alla pubblica amministrazionecite-ref-44[44]. Dal punto di vista amministrativo alla Stabia post sillana venne negato di essere un mwafamunicipio, annettendola a Nuceria Alfaternacite-ref-45[45]: mancano però notizie certe su questo aspetto, nemmeno rintracciabili nelle epigrafi ritrovate; secondo il mwafuvescovo Pio Tommaso Milante Stabia sarebbe potuta essere una mwafyprefettura, ma è improbabile visto che tale tipo di organizzazione politica si sarebbe avuta solo dopo il mwafcV secolocite-ref-46[46]: è ammissibile che fosse un mwafwpaguscite-ref-bonifacio16-10-12[10], così come è accertata l'esistenza di mwagemagistrati, tra cui spicca Anterote Eraclone; e la presenza del tempio del Genio può far supporre la presenza di un collegio di mwagiaugustalicite-ref-47[47]. Stabia quindi, oltre a essere luogo di villeggiatura dei ricchi romani, era una zona dedicata all'agricoltura, in particolare dedita alla produzione dell'olio, come si riscontra negli ambienti delle ville della zona dell'Ogliariocite-ref-48[48], ma anche di vino, ortaggi, frutta e alla pastoriziacite-ref-49[49]. Importanti inoltre erano le sue sorgenti: con oltre venti milioni di litri di acqua al giorno, ne è testimonianza un muro in mwag8mwahaopus reticolatum in piazza Fontana Grande per il convogliamento delle acquecite-ref-termalismo-50-0[50]. Proprio sulle acque Plinio scriveva:
«Con l'acqua che nel territorio stabiano chiamano Dimidia si curino i calcoli
.»
Anche mwah8Lucio Giunio Moderato Columella narrava:
(latino)
«Fontibus et Stabiae celebres.»
(italiano)
«Per le sorgenti anche Stabia è famosa
.»
Galeno ne lodava il clima e lo definì un luogo efficace per la cura contro la tubercolosicite-ref-termalismo-50-2[50] grazie alle sue acque e al suo lattecite-ref-52[52]. Per quanto riguarda la religione, la divinità maggiormente venerata era quella del Geniocite-ref-53[53]: notevole anche il culto di mwajiErcole, il cui tempio era sullo mwajmscoglio di Rovigliano e a cui ogni anno erano offerti quattro cavallicite-ref-54[54]; tuttavia nessuna divinità primeggiava sulle altre. Nella storia di Stabia non c'è stata alcuna personalità di spicco: lo stesso amico di Plinio, Pomponiano, non era che un semplice amanuense, mentre Elio Audace raggiunse il grado di cavalierecite-ref-cosenza166-43-1[43].
Scavi archeologici
Dopo primi ritrovamenti sporadici e casuali nel corso del XVI e XVII secolocite-ref-touring591-55-0[55], i primi scavi archeologici sulla collina di Varano per ritrovare le vestigia di Stabia iniziarono ufficialmente il 7 giugno 1749 per volere di re mwakgCarlo III di Spagna: così come per mwakkPompei ed mwakoErcolano le indagini nacquero dall'esigenza di fornire uno strumento per aumentare il prestigio in mwaksEuropa della dinastia mwakwborbonica. Gli scavi furono condotti da mwak0Roque Joaquín de Alcubierre e Karl Jakob Webercite-ref-touring591-55-1[55], i quali, mediante cunicoli, esplorarono le ville spogliandole di suppellettili e staccando le pitture che ritenevano importanti, per portarle alla mwalireggia di Portici prima e al mwalmmuseo archeologico nazionale di Napoli successivamentecite-ref-devos310-25-1[25]. La prima sessione di scavi terminò nel 1762, mentre una seconda si ebbe tra il 1775 e il 1782. Quasi nulla fu l'attività durante il XIX secolo, se non il ritrovamento dellmwalg'mwalkarea Christianorum al di sotto della concattedrale, esplorata tra il 1875 e il 1879cite-ref-56[56]. Nonostante altri ritrovamenti sporadici, un'attività sistematica di scavo si ebbe solo a partire dal 1950, a opera del preside mwal4Libero D'Orsi, il quale riportò alla luce alcune ville sia nella zona di Varano che nelle campagne circostanti: nel corso degli anni successivi alcune di queste vennero nuovamente seppellite, mentre altre, dopo opportuni restauri, furono aperte al pubblicocite-ref-touring591-55-2[55].
Le ville visitabili sono Villa San Marco, Villa Arianna e il secondo complesso, tutte con zone ancora da esplorare: le decorazioni pittoriche presenti all'interno di esse variano dal mwamqsecondo al mwamuterzo e al mwamyquarto stile e i temi principali sono quelli architettonici e vegetali, oltre a paesaggi e animali; tra le pitture più celebri spiccano la mwamcmwamgFlora e la mwamkmwamoVenditrice di amorini, entrambe provenienti da Villa Arianna: si tratta di pitture a figure nuove o che si avvicinano a quelle di Romacite-ref-57[57]. Pochi invece sono i reperti rinvenuti, forse a causa della scarsa frequentazione delle ville, in restauro: si tratta per lo più di attrezzi agricoli, pezzi di ceramica, oggetti in ferro, poche anfore e lucerne, così come scarsissime le statuecite-ref-58[58]. I reperti sono conservati al Museo archeologico nazionale di Napoli, all'mwanmAntiquarium stabianocite-ref-59[59], chiuso in attesa di nuova ricollocazione, e al mwangMuseo diocesano sorrentino-stabiesecite-ref-60[60].
Note
cite-note-11. mwaommwaoqBonifacio e Sodo,mwaou p. 41.
cite-note-touring590-22. ↑ mwapemwapiTouring Club Italiano,mwapm p. 590.
cite-note-bonifacio13-44. ↑ mwaqcmwaqgBonifacio, Sodo e Ascione,mwaqk p. 13.
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Collegamenti esterni
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• citerefbritannica-com(EN) Stabiae, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwbgkRAS - Sito ufficiale, su stabiae.org.